
Recitazione a due voci, assolutamente sonora: in tondo la voce maschile, in corsivo la femminile. Tenerezza virile e volitiva lungimiranza femminile.
Ogni serie è un'unità: compiuta in sé: una sola poesia.
NOTA SULLA RICORRENZA DELL'IMMAGINE DELLA ROSA
A proposito del pensiero zoharico, nota G. Busi, Simboli del pensiero ebraico, p. 414: "La forza apotropaica di šošannah [plurale di šošan, "rosa", n.d.r.]trovò una spiegazione ulteriore nella corrispondenza tra i componenti della corolla e le lettere del Tetragramma, yod, he, waw, he: “La rosa ha cinque petali all’interno e cinque all’esterno, che equivalgono alle due he, mentre lo stelo è la waw e il pistillo è la yod”. E’ la struttura visiva della rosa a guidare, in questo caso, il collegamento con le consonanti ebraiche, con un movimento che trae origine dai petali, per scendere lungo il gambo e tornare poi al centro del fiore. Ne risulta una singolare alterazione del nome di Dio, che viene per così dire riscritto alla rovescia, ponendo per ultima la yod iniziale. Ben lungi dall’essere il risultato di un semplice capriccio simbolico, questo nome speculare è in realtà del tutto coerente con lo statuto della rosa mistica, segno visibile della sephirah malkut (regno), che, secondo la tradizione cabbalistica, è lo 'specchio opaco' nel quale si riflette l’emanazione superna: la rosa accoglie pertanto metaforicamente la potenza divina e ne rende manifesta l’intensità".
A Layla: qui, con lei
…non ancora brina, solo attesa
qui di tanto che verrà
nella stagione esatta: neve
ancora, neve assorta
in sé, neve soltanto, non presaga
neve, non senziente, neve
sola, silenziosa neve a proprio
istinto d’incredibile silenzio
e crolli da improvvisi rami e mai
dissolta neve, mai cangiante -
non ancora neve, solo attesa,
neanche brina intorno, solo attesa
e giorni e rose, solo attesa…
Prima serie
D’ulivi e luce
1
Il glicine ricurvo, non direi
che guardi verso terra muove
i fiori verso l'alto come
può per grazia e desiderio
e cerca e trova nella terra
gli elementi dell'azzurro
e si diffonde nella terra, impara
l'arte inimitabile: parlarle
suscitando e poi chiamando,
confidando in lei, dicendo
con celesti nomi sbigottite
ombre così pronte all'obbedienza
da gridare risalendo azzurro
il dentro della terra.
2
Così, fraternità d'ulivi e luce
semprecupo verde, argento
vivo: la fronda che sussulta
e muta e un po' trattiene
della luce intensa e qui la sola
gradazione in fuga, rifiutata
dalle foglie, inconsumata,
lei soltanto dà notizie:
testimonia una bontà nel mondo
un'alleanza di lattanti foglie
e luce nutriente: un'abbondanza,
luce più del necessario e quella
sola gradazione in fuga rifiutata
per l'eterno, inconsumata.
3
Sei qui, superflua parte
della luce: tu lampo sulla rètina,
infecondo tu sola gradazione
in fuga, rifiutata,
inconsumata fedelissima
porzione della luce, io non so
come ti accendi del felice
evento: luce in corsa
tra le linfe, nelle cave
nervature delle foglie e qui
dichiari, esulti come argento vivo
e forma che verrà moltiplicata
ancora e presto tu purissima,
felice quanto più dimenticata.
4
Come può, lo sai, gratuitamente
il fiore del tarassaco li cresce
su di sé li trae da sé, pensando:
carità nel mondo, tu saprai
raccogliere da me, verrai nel tempo
esatto a spargere - giustizia tu,
nell'aria e nella terra: tu che spargi
dove puoi, dov'è più giusto il fiore
del tarassaco, la brina
soffice d'aprile: io credo
a fine maggio come lui, per quanto
bastino le forze a chi nel tempo
cresca nevi e pollini tra sé, pensando
quale carità nel mondo.
5
Cosa fai di te: lo chiedono
le voci del presente, rose
e rondini, ciascuna nella propria
forma e vita e tu che cosa fai
di te nel tuo trovare forma
ancora, ancora inizio dove tanto
che chiedevi non verrà
liberamente dove tutto
avrà domande nuove: acqua
per le rose, spazio e sole,
spazio e nascondigli per le rondini,
fessure tra le mura e il tetto
e fai di te lo spazio adatto, il sole,
l'acqua per la loro forma e vita.
6
E' giusto che sia tu, che benedica
tu per primo e sempre: tu per primo,
e tanto stimi il mondo: tanto:
e più del grano stimi, e più dell'erba:
ecco, più di lei lei, la semplice,
l'umbratile: l'ho amata perché mai
non porta frutti, e non dà fiori
così libera, leggera dove cresce
accompagnando margherite o spighe
come libera da sé, compresa
nell'esistere: compagna e figlia
senza figli, levigata e prima
tra le gemme, sempre, lei
nell'aria: lei che sempre non dà gemme.
7
Quasi esplodono le gemme ancora
un poco, è la stagione, avanza
dall'interno linfa o magma
fresco, chiaro: ancora un poco,
chi può dire cosa provino
nell'intimo crescendo penso
a ciò che vive in noi, che lievita
nell'intimo: l'attesa e la paura
il bene, il bene solo che si espande
fino a rompere nell'alto e voce,
sguardo, gesto nella luce e grido
e danza, movimento incontenibile
di gemme ormai esplose e poi
la calma inesprimibile, la gioia.
Seconda serie
Nel tempo aperto e nello spazio
1
Tra tempo e tempo e spazio
ed altro spazio: ancora i volti, loro:
come mai li avevo visti loro,
i volti: conosciuti adesso più
che allora, ma più mobili, cangianti
come d'acqua umana: in gocce sono
loro, i volti: di rugiada: i mattutini,
assorti e desti: nel giardino,
sulle erbe in questa prima unica
luce nella sola luce, a tratti,
in questo tempo e luogo e poi nel loro
tempo e luogo finché posa l'occhio
e li sorprende in questa chiara
ubiquità di grazia.
2
Come pioggia, a volte ma trascorsa,
riposata: sulle mura, sulle porte,
nelle strade a cui ritorni
con la gioia in te di un altro tempo
come buona pioggia, e strana:
rimanente pioggia, riposata,
fresca: mai caduta
e sensitiva pioggia: ti precede
e sorge appena giungi, sente
il passo, si dispone in gocce
di quel tempo e prende luce
da quest'altro tempo e dalla gioia
sorge, lei: caduta pioggia
un tempo e riposata.
3
Mi raggiunge, lei, tra tempo e tempo
e luogo ed altro luogo, dalle mura
e porte e strade si moltiplica
nell'alto, sopra: e sotto, intorno
a me nel tempo aperto e nello spazio
prende vita e sale ancora e cade
lei caduta un tempo, riversata
e cade intorno, e dentro,
e non so più che cosa sia tra tempo
e tempo e si fa carne tua, tuo
tempo e spazio, ti percorre dentro
e poi risale, cerca, scende
ancora come fece un tempo ma
da me versata: in questo tempo.
4
Se fu così dei volti ed è così
di me nel tempo aperto della gioia,
dev'essere nell'acqua il segno
primo, e tempo e spazio avere
in sé la più perfetta identità
di dèi marini e l'anima
un oceano, un fiume, un lago
l'anima, la sola: essenza
e flutto, oceano e goccia e
l'anima-rugiada: l'amatissima,
la chiara che ritorna dopo tanta
attesa sulle pietre sterili,
sull'erba la lucente anima,
la sola: goccia a goccia per la luce.
5
L'anima, la sola: e dunque tanto
dentro me non mi appartiene: tanto
spazio e tempo e luce e tutto
vive in sé, ma non per sé soltanto:
come può, liberamente, si
protende intorno: visita, attraversa:
e suscita passando: dona e genera:
ricorda o più trattiene in sé,
trascina nella propria vita
acquatica, conduce e nell'alto
e nella terra, tutto va da te
con lei: ti dona grazia generando
e trascinando, goccia a goccia,
in tanto spazio e tempo e luce.
6
Marina libertà, rugiada
tu che appari e susciti così,
insegnami ad amarti
con il solo sguardo con l'occhio
aperto, perché possa uscire tu
liberamente nella grazia
di sapermi attraversato e vasto,
libero e lontano in tanta parte
generato e poi rapito
per la luce indubitabile:
la sola con il solo sguardo,
nella grazia di conoscerti
così tra tempo e spazio, benedetto
perché so che sono in te.
7
Per la luce indubitabile,
la sola per la sola luce tutto
va, risale in gocce
minime, sottratto: per fiducia
nella luce e nell'aria, anche:
nell'ampio e nell'altezza come
dà di sé, come permette un'incredibile
vicenda di rapina e spoliazione
per la luce indubitabile
lasciando e risalendo,
liberando e certo
ricevendo un vuoto di potenza,
la perfetta estrema debolezza:
per la sola luce: tutto.
8
Dov'è l'anima-rugiada un resto
d'anima, l'essenza: in tutto
l'umilissima sostanza dov'è
l'anima-rugiada, credo anch'io
che scenda luce in corsa dalle nevi
in quota, dalle vette a dire
questa è la bontà, la mia perfetta:
la raggiunta figlia, generata
e sorta, riposata figlia
dall'oceano al cielo, dalla terra
fino al trono ultimo nell'erba
la perfetta figlia la rapita
e sparsa evaporata e qui
lucente, e viva: qui: con me.
Intermezzo
…i volti nell’attesa
delle rose ancora, finché vive
la speranza nel miracolo nascente,
quotidiano nelle rose ancora
confidavo come in loro anch’io
sottratto a tanta luce, anch’io
ritratto, evanescente di pensiero
e sensi, nebuloso anch’io come
già stato e qui rimasto e senza
più contorno e forma di presenza
certa, senza più che loro intorno:
vivevano con me, del proprio mondo
con le rose appena
prossime, fedeli.
Terza serie
Yom Kippur
1
Ora esco, Layla, e sento
come un'aura sulla fronte, come
un velo leggerissimo alle spalle
è il tempo nuovo, il giorno
che si posa su di te: la vita
buona ch'è nel sangue
e nella terra, lei che affiora
lievemente e si diffonde
intorno fino a darsi come
lieta, fluttuante luce come
luce attraversata
che si posa e segue rallegrando:
e dona, Layla: un passo e un altro
passo: tutto: e lei con me.
2
E' un giorno, vedi, un giorno
solamente: non un volto né
uno spazio, un giorno: d'oro,
di perdono e grazia sette
rose ho visto ed altre sette,
e sette volte sette i rami
dell'abete: e sette tagli
al tronco, sette cerchi bianchi:
e sembra oro ciò che viene
a farli appena scuri ai bordi:
a consacrarli resinosi cerchi,
è il loro giorno al tuo congiunto,
il loro tempo e il tuo di grazia:
il giorno della resina e dell'oro.
3
Be-tzel kenafékha*, ricorda: non
d'aquila mai, ma di passero, forse:
di rapido frullo, di scatto
che cerca, che punta nell'erba
o nel gelo: dovunque be-tzel
kenafékha, be-tzel: nell'ombra
fremente, nel caldo di piume
arruffate: e penso
qualcosa di più donativo,
più ancora: farfalle
che scendono polvere all'aria
se l'ala si muove, colori
fissati con nulla, librati
nell'ombra fremente dell'ala.
4
Kippur: non direi di confini
nel mondo, né d'altro che segni
distanze: ma casa su casa, su rosa,
su tomba e su stella, fraterne:
sull'altra e nell'altra, indivise
realmente per sempre, se vuoi: per sempre:
nell'anno che qui le raggiunge,
le scinde il tramonto con gioia,
per grazia e casa da casa,
da rosa e da stella, da tomba
ciascuna si stacca quel tanto
che basta, realmente divisa
per l'anno che avanza, che torna
tra un anno al suo giorno di grazia.
5
Non so perché, ma credo gioia
nelle soglie: intima, diffusa
dove passa l'uomo ed entra
ed esce come fatto della luce
originaria e tu che vai, confidi
in te: ritorni a passo lieto,
lietamente le attraversi e loro
soglie, aperte e ferme, loro
vedono e comprendono, distinguono
nell'intimo la luce loro
soglie, pietre o travi, soglie o stipiti
raccolgono da te, confrontano
la tua e la propria essenza:
loro antiche, ferme e aperte.
6
Sento giusta, a notte alta,
questa piana vasta di silenzio: buona
e giusta riposano le cose
nella notte, appena muovono
le ciglia, stanno accanto: tutto
inizia nel riposo, tutto sosta
puramente e muove appena
riposando ancora, al primo istante
e non c'è racconto ancora, e tutto
è santo nella notte alta fu
così nel primo movimento:
una lentezza ancora, un abbandono:
e tu dormivi, nato appena e poi
avvolto: così: nel primo giorno.
7
Come sai, così, come vorresti
ancora e sempre aprivo gli occhi
come al primo giorno, all'alba
di chi nasce adesso e muove
piano intorno le pupille, alza
un po' le mani e tocca il corpo
conoscendolo d'istinto, ringraziando
come all'alba di chi nasce adesso
ritrovavo la mia fronte sgombra:
ringraziavo e dunque sai
come si nasce adesso, non dall'alto
ma dall'intimo del tempo,
nella nascita dell'anno
e del perdono.
8
Tutto all'opera quest'oggi:
brulicante la città, veloce
il passo e poi la mente aperta,
ricettiva: e desti i sensi:
alacri non mi dici nulla, non
racconti d'altro che dell'oggi:
sposti cose insieme a me, dividi
oggetti e spazi nella casa in modo
nuovo e sento noi nell'oggi
e guardo i cerchi dell'abete e poi
d'istinto le sue pigne verdi, così
piccole per tanto che verrà: e poi
le rose aperte, ancora: ne contavo
un'altra, Layla: e te con lei.
9
Tutto è qui nel proprio tempo
e spazio tutto è qui: si fa trovare
nella veste certa d'ogni giorno,
nel crogiolo della propria sorte:
e pronto al gelo, al fuoco, alla crescita
nell'anno oppure al colpo
che l'atterra: alla rovina pronto
a cedere di sé, persona o fiore
nella veste certa d'ogni giorno
ai primi freddi, al grande inverno
che verrà, che sta giungendo e tu
che tutto qui ritrovi senza più
sgomento, ripara in mezzo ai molti,
chiedi udienza: e va', con loro: qui.
10
Con loro, sì compiendo la tua opera
nel mondo: un passo ed altro
passo, come in volo, respirando
l'aria esatta della tua stagione,
della casa, della strada intenta
al suo lavoro come in te le vene
e i nervi come in alto
l'aria tersa per le rondini,
la folta di passaggi e feritoie, mai
violata dal profilo delle ali,
dai richiami e dal silenzio, poi,
dal vuoto, dalla calma della neve
accolta come te nel tempo esatto,
ospite con te di tanto bene.
Quarta serie
La vita accorta
1
Non direi del male, mai: non qui,
non ora, Layla: mai non ora, nella
luce liquida pungente incontro
all'ocra sulle foglie, al rosso qui,
nella bontà che onora il frutto
dell'esatta vita e gusta
le castagne aperte e guarda
i tralci alleggeriti e fatti
nudi: torpidi: feriti adesso
e qui, senza sgomento, non dirai
se puoi per dono e grazia per l'ocra
il rosso e le castagne: per i tralci
e per la loro offerta già
premuta e sparsa, già raccolta.
2
...il Nome, lui
soltanto: nostra parte in questo
tempo, nostro lascito perfetto:
e questo tempo come d'uva
appena colta: d'uva bianca
e rossa: umida lucente
quanto sole e pioggia, Layla, quanta
luce e linfa: e quanta notte:
lo comprendo come d'uva incredula
di sé, del tanto che la colma come
fosse il Nome in lei per lascito
del sole e della pioggia, della luce
e linfa e notte: quanta:
e quanto viene ancora.
3
Chi può dirlo, Layla: forse il Nome
scende in acqua, in luce incontro
varca e scende, il Nome, si diffonde
come sa, come potrebbe il Nome
solo: intorno e dentro come
l'acqua sulle foglie, come
luce sulle foglie come l'acqua
scorre il tronco, alle radici: e giù,
più oltre e poi nell'intimo, salendo
fino ai bordi delle foglie, fino
al limite a ricevere la luce
fino a sé che scende ancora
come luce per la vita già
percorsa, conquistata.
4
Io penso, Layla, che percorra il Nome,
che dilaghi: e più se ascolto
nel silenzio ciò che manca e cerco
i volti i tanto amati, i già
percorsi: come giunti
non al limite di sé, ma già
percorsi e il Nome usciva
incontro a sé, si congiungeva
in loro come linfa con la luce
meridiana, usciva in alto,
si librava e li compiva
in sé, li trascinava verde-
azzurri volti nella luce
meridiana: e risuonava.
5
So che inizia un mondo un tempo,
forse: un albero, una forma, un uomo,
un cosmo: non importa, tutto
è cosmo e nasce e cresce: tutto
è vivo so che inizia dove
nulla sa né osserva, e nulla
guarda: nel segreto nel riposto
grembo, nel dischiuso: dove
giunge l'uno e incontra
l'altro e cede un varco
e l'uno esulta, ed entra:
qui e dovunque e mille e mille volte
dove nulla sa né osserva in vita
e in morte, Layla: ovunque.
6
Torno all'ocra, Layla, al rosso, ai tralci
fatti nudi, martoriati: e penso
il Nome in loro o forse
intorno il silenzioso Nome: lui
che viene intorno e li circonda
di potente amore penso un rosso
amore nell'autunno, intorno: come
fosse ognuno il gambo d'una rosa
e lui la schiera tenerissima
che attende ancora e manca:
la schiera inattingibile in autunno
lui, la rosa onnipresente: ancora
un poco, è dentro già, risale: è pronto
e manca, adesso: manca orribilmente.
7
Come vuoi da me, senza
sgomento, guardo i passeri
sull'ocra e poi nel verde semprecupo
dell'abete, in volo, a coppie
nella selva d'aghi che li assorbe
in sé, li scherma, li ripara
mentre cresce in sé le pigne
è tutto qui: la cura di chi può,
la vita accorta: un'alleanza
per i tanti debolissimi
nel sole una fiducia: no,
ben più della fiducia e rose
verdi e vaste, alte: e piume come
petali sul corpo e sulle ali.
8
Credilo così, se vuoi, l'Eterno:
come un ramo dell'abete e come
un nugolo di piume intorno
al corpo alato nell'autunno
come i petali che sorgono
improvvisi dopo tanta attesa
e come luce in loro, perché
tutto veda e sia visibile
nell'intimo abitato, brulicante
d'innocente vita e viva
e scaldi, e balzi il cuore in petto
ai piccolissimi e dèsti loro
un rosso di corolle e un dono
di rugiada eterna li disseti.
2 commenti:
complimenti per il blog :-) lo seguirò con molto piacere
bellissimi versi. caro Lorenzo, la tua vena si affina costantemente...
fc
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