lunedì 8 marzo 2010

IL CORPO DELLE DONNE


E' uscito oggi su "Verona fedele" (settimanale diocesano) un mio fondo per l'8 marzo. Eccolo:

IL CORPO DELLE DONNE

Una festa dovrebbe farci avvertire la presenza, nell’oggi, di un valore antico e originario, imprescindibile per la nostra vita. Se l’avessimo perduto, dovrebbe aiutarci a ritrovarlo; se l’avessimo frainteso, dovrebbe insegnarci a comprenderlo; ad esso, infatti, dobbiamo obbedienza, se non vogliamo perdere noi stessi. Le feste religiose (come il Triduo pasquale che ci porterà realmente nel Cenacolo, poi ai piedi della Croce, e ancora in un sepolcro vuoto) fanno esattamente questo; ma anche le feste laiche, come il 25 Aprile, ci portano indietro nel tempo e insieme dentro noi stessi, perché possiamo ritrovarci più veri nell’oggi.

La Festa della donna, ultimamente, sembra inconsistente quanto Halloween: eppure, nulla come la presenza viva delle donne, nell’Italia di oggi, ci chiede di cambiare urgentemente vita, singolarmente e collettivamente. Innanzitutto, è necessaria una presa di coscienza: alle donne, oggi, viene negato molto; a ben altro hanno diritto. “La donna è naturale – scrisse il poeta francese Charles Baudelaire – cioè abominevole… La donna non sa separare l’anima dal corpo. E’ semplicista, come gli animali… ha solo il corpo”. Al di là di quanto l’argomentazione sia discutibile, anziché una prova d’inferiorità e una ragione di disprezzo, la insopprimibile corporeità delle donne – che possono generare, formare, partorire e nutrire di sé; sono cicliche, come la natura stessa; avvertono il mutamento delle età inciso sulla carne – dovrebbe farci guardare alla femminilità come alla testimonianza viva della nostra natura creaturale: siamo piante della terra; siamo radicati nella terra e nel tempo; viviamo le stagioni del mondo e della nostra esistenza, e da esse siamo trasformati; siamo un corpo animato che cresce, non un’anima immutabile esule in un corpo; risorgeremo come corpi gloriosi, non come puri spiriti; il Verbo si è fatto carne in un corpo di donna. Separare l’anima dal corpo, fuggire dal tempo, negare le età della vita, umiliare la natura creata: tutto ciò è profanazione.

Alla donna, oggi, viene chiesta esattamente questa profanazione: cancellare l’anima dal corpo, farsi merce e vendersi sul mercato dello show-business, delle relazioni sociali, del lavoro, del potere e del successo; negare la propria potenziale fecondità, incompatibile con le esigenze del mercato; nascondere i propri cicli fisiologici come qualcosa di inammissibile; eliminare dal proprio volto, come indecenze, i segni delle età della vita, e farlo presto, a nemmeno trent’anni. In tv, spesso, le è chiesto di non avere alcuna intelligenza, solo presenza fisica indegna di pudore; nessuna dignità nel suo ruolo subalterno, solo ossequio e sorriso compiaciuto alla volgarità che la domina (pensiamo a come un presentatore, Teo Mammuccari, tratta le giovani donne che appaiono nelle sue trasmissioni: “sta’ zitta te, che non c’hai neanche il cervello… va’ a lavorà con Schicchi, va’, guadagni di più…”); nessuna competenza, solo avvenenza, anche quando ha tanto di laurea e specializzazione; solo potere in forma di attrazione sessuale, per competere con il potere del denaro e del prestigio che l’uomo tiene avidamente tra le mani. Le è chiesto, addirittura, di non avere più un corpo realmente umano, ma di conquistarsi un corpo digitale, proporzionato al modello televisivo, sterile ed eternamente uguale a se stesso - fatto di puntini luminosi, non di carne e sangue. Non sono poche le donne che acconsentono a tutto ciò; e molti gli uomini che lo esigono.

E’ meravigliosa, sempre, la presenza di una donna: chi abbia la grazia di guardarla con stupore e desiderio ma senza brame, grato della misericordia di Dio, davvero comprende che, come scrisse Evagrio nel IV secolo, “l’essere umano è fatto di terra, anima e Spirito Santo”. Ogni donna ha diritto a essere se stessa: terra che può nutrire e accogliere, desiderare, mutare; sapienza intessuta di stagioni, estranea per natura alla logica del potere e del sopruso. Ha diritto a essere conosciuta e apprezzata non come immagine potente, dominatrice dell’uomo e dominata a propria volta, ma come persona unica e irripetibile, bella sempre di una bellezza terrestre e celeste al tempo stesso, nobilitata dal proprio rapporto con la terra e con le sue stagioni, sapiente grazie ad esso e capace dell’intelligenza e delle professionalità più alte. “Non togliermi le rughe – disse Anna Magnani a un truccatore – ci ho messo tutta la vita a farmele”.

L’uomo che disprezza una donna, che la usa, che la deride, che la umilia in qualsiasi modo, colpisce in lei la propria identità creaturale e terrestre: rifiuta l’obbedienza che la terra gli chiede; rifiuta di essere un mortale, figlio di una donna; rifiuta di inchinarsi nella venerazione perfetta di fronte alla vita creata da Dio. Così ha fatto Satana all’origine della creazione; così molti uomini continuano a fare. Senza saperlo, certo: ma sono molti coloro che si vogliono potenti e che si credono immortali, svincolati dall’obbedienza creaturale che le donne testimoniano e incarnano in se stesse.

Se le donne accettano la tentazione, e barattano la propria dignità con la vanità del potere, Satana ha vinto ancora: sta nuovamente distruggendo il genere umano con un’insidia sottile e diffusa. Del resto, ha sempre proposto all’uomo, mentendo, una vita più alta di quella creaturale: una vita piena di conoscenza superiore, esaltata nel dominio del mondo e nel disprezzo dei propri simili; una vita increata, senza sangue - senza carne, senza stagioni. Difficile resistergli, oggi più che mai: ma “a Dio tutto è possibile”. Ed “è beato chi comprende la debolezza”.

Lorenzo Gobbi

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